2022, quali skill servono per lavorare nell’IT?

2022, quali skill servono per lavorare nell’IT?

Le imprese italiane dell’IT sono sempre più alla ricerca di figure professionali altamente specializzate. I professionisti più richiesti, dalla cybersecurity all’automation, Internet of Things e cloud, devono possedere skill digitali notevoli.

La crisi economica che ci attanaglia dall’esplosione della pandemia di Covid-19 rende ancora più importante individuare prontamente la direzione che sta prendendo il mercato del lavoro. L’Information Technology è un comparto con grande previsione di crescita futura. Se si pensa alla prospettiva di lavoro, l’IT rappresenta sicuramente un possibile sbocco con ottime possibilità di inserimento. Serve, però, avere una formazione all’avanguardia e continuare ad aggiornarsi. L’IT è, infatti, in continua a veloce evoluzione. Ma quali sono le skill necessarie per trovare subito lavoro? Quali i profili più cercati dalle aziende? La risorse messe in campo dall’Unione europea per la digitalizzazione, ci fanno facilmente intuire l’accelerata che prenderà il settore IT e la necessità di risorse adatte a contribuire al cambiamento.

Nel 2022 focus su digitale e green

L’ecosostenibilità e la digitalizzazione, già tra i principali driver di crescita del mercato del lavoro, nei prossimi anni assumeranno un peso ancora più rilevante con l’impulso degli investimenti europei volti alle transizioni green e digitale. Oltre l’80% dei Recovery Fund verrà impiegato per finanziamenti che privilegeranno settori strategici per lo sviluppo di lungo periodo come appunto il green e il digitale. Per l’Italia saranno stanziati circa 210 miliardi di euro, a cui si aggiungono 13 miliardi di sovvenzioni relativi al programma React EU. Da considerare, inoltre, l’anticipo di oltre 20 miliardi di euro nell’ambito del Fondo Sviluppo e Coesione (FSC) per il 2021-2027. Focus, quindi, sui settori in grado di produrre effetti duraturi e con alto potenziale di crescita. Le skill nel digitale sono trasversali e necessarie in ogni ambito. Non c’è oggi settore che possa fare a meno di una formazione nel digitale.

Stando alle previsioni del Rapporto Excelsior UnioncamereAnpal sui fabbisogni occupazioni in Italia a medio termine (2021-2025), la forte impennata delle tecnologie legate all’intelligenza artificiale e all’automatismo farà lievitare la domanda di professionisti altamente specializzati. Il dato risulta ancora più importante se pensiamo che presto in Italia avremo un naturale turnover che riguarderà 2,6 milioni di unità.

I professionisti “introvabili”

La filiera “informatica e telecomunicazioni” potrà richiedere nel quinquennio 2021-2025 tra 123 mila e 137 mila occupati, quasi esclusivamente per impiegarli nei servizi informatici, per cui si prevede il più elevato tasso medio annuo di fabbisogno (4,2-4,6%). Dall’analisi Excelsior Unioncamere-Anpal emergono anche alcune figure professionali considerate “introvabili“. Tra queste, possiamo indicare gli specialisti in scienze informatiche, matematiche, chimiche, fisiche e naturali. Per questi c’è una difficoltà di reperimento pari al 65,2%. Parliamo di analisti e progettisti di software, specialisti in sicurezza informatica. Aggiungiamo anche i tecnici informatici, telematici e delle telecomunicazioni (50,3%) come ad esempio i tecnici programmatori, amministratori di basi dati, web master. Servono anche i tecnici in campo ingegneristico (49,3%). I profili di “difficile reperimento” si concentrano nei sistemi informativi e nella progettazione ricerca e sviluppo.

Il motivo?

Le risorse umane a disposizione non possiedono competenze adeguate per il lavoro che si dovrà svolgere. Il rischio è grave perché il mismatch rischia di frenare la ripresa e oggi come oggi l’Italia, ma non solo, non può permetterselo.

Opportunità per i cyber-esperti

Il World Economic Forum prevede nel prossimo futuro una crescita della domanda di figure quali specialisti dell’intelligenza artificiale e dell’apprendimento automatico, della trasformazione digitale, dell’e-commerce, dei social media e della cybersecurity come anche di professionisti dell’Internet of Things. Figure che riflettono l’accelerazione nel digitale e nell’automazione dei processi, nonché i rischi sempre più elevati per la sicurezza informatica. La diffusione dello smart working con l’avanzata della pandemia, ha generato la necessità di esperti in cyber-sicurezza. La protezione dei sistemi informatici e dei dati personali, per metterli al riparo da possibili furti, ha reso fondamentale l’intervento dei professionisti in sicurezza informatica. Tra le figure più richieste troviamo il cyber risk analyst, gli ingegneri che si occupano di dei sistemi di sicurezza e dei software. Molto importante anche il responsabile della protezione dei dati e quello del cloud.

Cosa fare per evitare la disoccupazione IT

Servono nuove politiche dell‘occupazione che tengano conto dell’evolversi dei nuovi scenari. Sono ovviamente necessari piani formativi per soddisfare la nuova offerta di lavoro e per la riqualificazione del personale già impiegato ed evitare così il grande rischio della disoccupazione tecnologica. Il consiglio? Non sarebbe male un Master. Molte università italiane hanno dato il via a corsi di formazione altamente specializzati. Un Master tra i numerosi a disposizione è quello in cyber risk & governance predisposto dall’Università Bocconi e dal Politecnico di Milano.

Le nuove professioni dell’IT

Appaiono nuove figure professionali sul mercato IT. Tra queste molte aziende cercano customer care manager o ancora esperti di marketing digitale con grande conoscenza dei canali e-Commerce. Sarà altrettanto importante saper far conoscere al meglio le proprie skill, il cosiddetto personal branding; mantenere una curiosità vivace per tutto ciò che è innovazione tecnologica, non finire mai di studiare e apprendere e avere la grande capacità di far rete o, in altre parole, d’essere empatici anche online.

La nuova sfida per l’IT: il green

L’evolvere dell’economia verso soluzioni verdi in ogni settore, renderà necessario avere a disposizione figure professionali competenti. Skill nel green e nel digitale dovranno camminare di pari passo. Questi professionisti saranno indispensabili in svariati settori: nelle utilities, nei trasporti e nei sistemi di gestione del traffico, nell’edilizia, nel risparmio energetico, nel controllo di tutti i processi produttivi circolari, nel controllo e gestione di tutti i rischi ambientali (sistemi di allerta, gestione di big data). Ma anche la transizione digitale dovrà avvenire in chiave green. Qui saranno necessarie competenze nell’attivazione di “ecosistemi digitali verdi”.

Fabbisogno di figure IT nel Turismo

Dall’analisi settoriale, per “commercio e turismo”, dopo un 2020 in forte sofferenza, emerge una domanda di 568-698 mila occupati nel quinquennio successivo. Si stima per i servizi di supporto alle imprese un fabbisogno di 434-470 mila occupati, per l’esigenza di consulenze tecniche negli ambiti dell’ICT che potrebbero aumentare nei prossimi anni per le misure volte a sviluppare l’innovazione.

Competenze IT nella Pubblica Amministrazione

Tra il 2021 e il 2025 le imprese e il comparto pubblico avranno bisogno tra 886 mila e 924 mila di figure con un mix di almeno due skill digitali di grado elevato. L’e-skill mix prevede quanto meno competenze digitali di base, capacità di utilizzare linguaggi e metodi matematici e informatici, capacità di gestire soluzioni innovative. Visto che si tratta di personale che dovrà utilizzare in modo integrato due o addirittura tre e-skill, è naturale osservare una concentrazione di questo fabbisogno di circa il 69% tra le professioni a elevata specializzazione e tecniche, come per esempio analisti e progettisti di software, ingegneri energetici, meccanici, industriali e gestionali, tecnici programmatori ed esperti in applicazioni. Anche in questo caso, sottolinea il Report, la domanda di competenze digitali interesserà sia figure professionali già esistenti quanto nuove professioni emergenti, come data scientist, big data analyst, cloud computing expert, cyber security expert, business intelligence analyst e artificial intelligence system engineer.

Investire in formazione IT

Ci avviamo, e in gran parte l’abbiamo fatto, verso una società completamente digitalizzata. Bisogna intuire che più si è formati, più si possiedono competenze digitali altamente specializzate, più aumentano le possibilità di inserimento lavorativo. L’Italia, pur procedendo a rilento rispetto ad altre economie avanzate, procede verso la digitalizzazione di tutti i comparti. È in questa chiave che bisogna declinare le scelte future e investire nelle proprie skill digitali per restare “appetibili” sul mercato del lavoro.

Articolo di Raffaella Natale

01/13/2022

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